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Recensioni
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Il cerchio della vita (Quattro figure) 2014 Composizione in argilla bianca su tronco d'ulivo e sassi · cm 50x45x35

Maria Paola Amoretti · La poesia della Terra-cotta
Ho fatto la conoscenza di Maria Paola Amoretti in occasione di diverse mostre collettive; le sue opere ogni volta si distinguevano dalle altre in esposizione per originalità stilistica, forza espressiva e ispirazione poetica. I lavori dell’Amoretti infatti si collocano con grande evidenza al di fuori degli schemi e ben al di sopra delle ridondanze e delle ripetitività cui ci ha assuefatto buona parte della produzione artistica locale. Le terrecotte appaiono molto distanti dalla scuola albissolese e non sono neppure assimilabili ad altra tendenza italiana, fanno pensare piuttosto ad una sorta di ‘globalità mediterranea’ che parla ad un mondo anche più grande grazie ad un processo di sublimazione dell’artigianalità che consente all’artista di attingere ad alto livello la ‘dignità’ della scultura e di parlare il linguaggio universale dell’arte plastica per eccellenza. La produzione dell’Amoretti, pur di notevole raffinatezza tecnica, non concede nulla all’estetismo e non scade mai nell’esibizionismo materico così diffuso tra coloro che creano manipolando la terra. L’artista infatti non crea semplicemente oggetti tridimensionali, ma ci racconta attraverso la più grezza e primordiale delle materie un’interiorità femminile ricca e complessa, popolata di simboli ed archetipi legati al mistero della vita, della maternità e della nascita, dando forma ad un’idea di trascendenza che affonda le radici nella terrena materialità dell’esistenza umana. Dalla Terra l’artista punta ogni volta a trarre il massimo che il materiale consente in piccoli volumi con un lavoro di sottrazione e di riduzione il cui risultato è una semplicità essenziale ma non astratta, che non toglie nulla alla plasticità dei corpi, alla forza espressiva e al pathos che prorompe dal loro movimento. Le Madonne raccolte nel loro mistero come le nudità creaturali dei corpi e gli sguardi fissi e penetranti evocano l’enigma della presenza in un mondo di cui ci sfugge la grammatica ma percepiamo la primaria poesia, indicano quella scintilla di eterno che anima i corpi e orienta lo spirito verso un altrove. Maria Paola Amoretti ha la capacità di dare corpo al pensiero e grazie alla sua arte riesce ad arrivare là dove le parole non bastano. Credo sia ciò che mi ha colpito ed affascinato delle sue opere.
Betti Briano
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Maternità pesante 2006 Tuttotondo in argilla rosa · cm 29x18x18

Scultura Lirica · Nel semplice FARE
La Terra non mente mai e le sue mani aperte, tese, sono lo slancio verso l’altro di cui si sente molto il bisogno. Così il desiderio di Maternità di Donne antiche e di Donne moderne per dare continuità al Mondo in un canto, in un grido di lotta, di amore continuo e perpetuo. La terracotta con la sua “vita” interiore cantata, letta, indagata dalla volontà creativa della Amoretti ci presenta il punto di vista dell’Autrice mentre crea legami tra epoche diverse, ponendo le fratture della materia a confronto con le ferite della cultura contemporanea, rilevando la ricchezza del suo mondo espressivo dove nella Terra si ritrova il senso di un’idea.
Dottoressa Silvia Bottaro · Critico d'arte
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Madonna 1994 Pannello in terracotta patinato foglia oro · cm 30x40

Vetrine d'Artista · Maria Paola Amoretti
...Questa materia (l’argilla), così semplice e nel contempo antica e ricca di rimandi, è spesso usata per le sue creazioni intense nell’espressione e nella forma, sempre affrancata da vincoli e sovrana, lirica nel contenuto della comunicazione. ... Le sue opere sono caratterizzate da ritmi e movimenti sapienti nella tecnica, implicanti e trascinanti nel contenuto: hanno una loro vita svincolata da ogni moda imperante, ma espressive della libertà formale che l’artista ha raggiunto con la forza della sua creatività. Una sua opera è presente nella Collezione d’arte sacra contemporanea “Santa Rossello” in Savona per ricordare che Santa Maria Giuseppa Rossello è la patrona dei ceramisti liguri.
Dottoressa Silvia Bottaro · Critico d'arte
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Giullare 1981 Bronzo patinato · cm 11x13x16

Dalla Rivista "ARTE più ARTE"
... I suoi bronzi condensano un’espressività scapigliata degli effetti di contrasto luministici per respingere la descrizione, ma fondare il proprio assunto nel sentimento e nel gioco impressionistico dei toni. Pertanto, le sue immagini (nudini, coppie, busti, ritratti, composizioni, ecc.) hanno un accento espressionistico nell’esasperazione delle forme che intendono esprimere la psicologia del personaggio, puntando sul colloquio silente come superamento dell’equilibrio classico. C’è dunque nella sua opera una continua astrazione del soggetto per maturare una commozione lirica, uno stile autonomo che renda appieno non il lato descrittivo, ma la poetica delle forme come capacità inventiva e riserva delle energie tese in un rapporto dinamico e drammatico tra spazio e ricerca fisionomica e dell’essere. Arturo Martini nel 1945 aveva elaborato il suo scritto “Scultura lingua morta” per risvegliare le coscienze ad una immedesimazione dell’arte come vivificazione della materia. Ed è proprio in questa sensibilizzazione dell’opera, reinventata, che opera Maria Paola Amoretti, per poter esprimere una sua capacità inventiva che superi il punto morto.
Professor Antonio De Bono · Critico d'arte
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Fatica d'amare 2008 Terracotta tuttotondo dipinta · cm 27x38x50
Opera per S.M. Giuseppa Rossello

Mostra "Santa Rossello"
... Per questa speciale circostanza genovese e forte di esperienze didattiche maturate “con le mani in pasta” (laboratori creativi per ragazzi con problemi nella scuola), Maria Paola Amoretti presenta una significativa scultura realizzata in terra cotta dipinta, dal titolo “Fatica d’amare”. Sotto il profilo formale, particolare rilievo sembrano assumere le due mani che dialogano con una sorta di piccolo scrittoio: una, la sinistra, è per l’appunto intenta a vergare parole; l’altra poggia, quasi un invito all’ascolto, sul piano stesso di scrittura direzionata verso l’osservatore e con il palmo rivolto all’insù. Passando quindi a considerare l’opera con occhio sensibile all’implicita simbologia,si direbbe che ancora le mani restino le vere protagoniste, quelle che sanno alludere in concreto, con la “solida forza” dell’argilla, ad aspetti spirituali, anche religiosi, dell’esistenza. Contemplate sotto entrambi gli aspetti, esse “sono”, comunque, Santa Rossello. Del resto, ci ricorda Ombretta Fumagalli Carulli, Maria Giuseppa era una donna generosa, vigorosa e piena di iniziative “nelle quali la contemplazione sa passare attraverso la dolcezza delle mani”. Dal canto suo, forse la Amoretti ha saputo passare, con lucidità, attraverso la propria presa di coscienza della circostanza da celebrarsi, progettando una soluzione scultorea di forte impatto emotivo.
Dottoressa Alida Genta
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Fiat mihi 2008 Terracotta tuttotondo patinata foglia oro · cm 44x28x23

Dalla Presentazione della Personale "Impronte di Donna"
Se è vero che nella la bellezza si rivela lo splendore della forma, allora l'opera d'arte è sempre un' espressione di un particolare linguaggio, teso a comunicare attraverso il bello una visione determinata della realtà. Non è possibile quindi, contemplando l'opera d'arte, limitarsi al piacevole godimento della vista o dell'ascolto della poesia o della musica: l'autentica comprensione dell' opera d'arte tende a cogliere la bellezza come uno dei modi in cui si fa presente la verità. In questo senso Heidegger ha scritto: "Più filosofica della scienza e più vicina all'essenza della cosa è l'arte". Nel percorrere le sculture di Maria Paola Amoretti, sarà bene non dimenticare che nella scultura si fa corpo la verità dell'essere, il cui messaggio l'artista ha vissuto a livello di ricerca e che ora traduce sensibilmente nel linguaggio dell'arte. Guardando sinteticamente all'opera presentata (e ora stampata in questo fascicolo) non può che risultare evidente il tentativo dell'artista di esprimere l'inesprimibile mistero della vita. Le varie figure emergono con sforzo da una materia che resta in parte informa1e, non finita e che proprio per questo fa emergere il messaggio di lode alla vita. Nelle varie teste raffigurate, non sarà da cogliere ciò che immediatamente è raffigurato e visibile, c'è un aspetto non visibile che diventa importante e genera stupore e meraviglia in chi le osserva: il modo con cui quelle teste guardano il mondo, lo spazio attorno, i personaggi da cui sono circondate. Trepido la sguardo di Maria nell'affermare "non conosco uomo"; ricco di stupore di fronte alla novità della vita è quello di Eva; drammatico lo sguardo di chi non è colto come fratello, quasi urlo silenzioso richiuso nel suo isolamento; tenero e amorosamente trepidante quello della Madonna con il Bambino. Tutto questo è proposto con semplicità ed essenzialità, costituendo ad un tempo un serio stimolo a riflettere sulla serietà della vita nei suoi risvolti più profondi, in un momento in cui da troppe parti arrivano messaggi che, anche se non sempre sono contro la vita, non aiutano certo a riscoprine il senso.
Don Gustavo Del Santo · Teologo, filosofo e musicologo. Egregio professore di Filosofia nella Scuola Secondaria Superiore di Imperia.
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Terra e Cielo (Due figure) 2005 Terracotta tuttotondo · cm 39x34x33

Tutto ha sotto il cielo una sua ora
Con il percorso di Maria Paola Amoretti, artista mediterranea ma aperta anche all'influenza di miti e simbologie urbane, che vanno oltre i confini della solarità e dei ritmi del mare, le parole di qualsiasi osservatore devono misurarsi con la dimensione dello sradicamento e dell'essere stranieri a casa propria, tra le pareti di codici consolidati e tuttavia inefficaci. Il suo lavoro con la /sulla creta e il suo lasciarsi lavorare dalla creta, in un gioco di orme e tracce, che si proiettano sulla complessità dell'operare artistico e aprono infiniti mondi, lascia infatti intravedere l'impoverimento della lingua di fronte alla pregnanza dell'energia artistica, pronta a cogliere spazi e tempi della materia, l'intensa ritmicità tra corpo e psiche, in cui si raggiunge il limite del discorso, il bordo dei concetti, "la parte divina increata" di noi come suggeriva Simone Weil. L'intensità dei vuoti e, per contrasto, la rarefazione dei pieni, dove le sculture respirano, altro non è che l'intreccio di due punti di vista spesso irrimediabilmente contrapposti, la sacralità del mistero e l'evidenza tangibile della vita. In viaggio continuo tra annunciazioni di maternità, ansie per i germogli di nuove vite, scoperta dell'intensità del dare alla luce un mondo attraverso il figlio, la scultrice ci offre la beatitudine di Madonne-madri e la cautela di angeli, che sorprendono e guidano a cogliere la verità dell'umano un universo di creature femminili contrassegnate da curiosità e meraviglia. Di qui l'importanza di un canovaccio che apre conversazioni indefinite tra corpi e anime, tra palpiti, impeti di vita, sorprese di energie cosmiche e silenti dimensioni dello spirito, che non vuole smarrirsi e ritrova le mappe di un cammino nella luminosa densità della carne. La scultrice lavora la creta con forza e levità insieme, in un cammino che esalta la materia al punto da coglierne i nodi di metamorfosi e di interno superamento. Ma il lavoro sulla creta è continuo lavoro su di sé, è capacità di far emergere e lasciar apparire ciò che l'artista è, nella pienezza di un'estasi che esclude qualsiasi totalità e celebra invece la ricchezza del frammento, la potenza del taglio, l'incisività della fugace espressione, la pienezza dell'istante che elude l'insignificanza della durata. Tre i momenti che Maria Paola Amoretti proietta sugli osservatori: lo stupore, lo spavento, l'angoscia di Ma-donne, di fronte ad un angelo che arriva alla spalle e le rende consapevoli del sogno mistico del rinascere con una nuova vita; l'accoglienza della vita futura che tuttavia non appartiene al corpo della madre, disposta a vivere il vuoto di un grembo concavo, che protegge solo nel progressivo svuotarsi; il tranquillo e beato orgoglio di volti e corpi di madri che donano percezioni e immagini di serenità a un figlio, ripreso nella fusione con seni dorati e purpurei. In un continuo legame tra le voci segrete e inabissate del ventre e la superficie che vede la luce, i baratri del nulla si riscattano nella pienezza di senso delle generazioni di nuove aurore. Dall'annunciazione al parto, le Ma-donne di Maria Paola Amoretti vivono il continuo gioco tra perdita e riconquista del figlio. Ricche di una sensualità mistica, dove la pienezza dei sensi trascende i limiti della terra, l'insignificanza di vincoli e catene biologiche, le Ma-donne che allattano hanno occhi nobili e popolari ad un tempo, sguardi allungati verso oriente ed occidente, poiché controllano l'orizzonte in tutti suoi dettagli e percepiscono il significato della vita per nuove creature. Con la dolcezza del latte, la funzione di un seno-amore, esibiscono fiducia e speranza, educano i sensi ancora indomiti del bambino avido e mai sazio, offrendogli possibilità di sviluppo. Lo sguardo delle Ma-donne ora si orienta verso una scena esterna ora si distende sulla prole, mentre il padre, il maschile, porge protezione al figlio, tende le reti del nome e della parentela, crea i presupposti per un riconoscimento storico. "Ma è nel brancicare del neonato, nell'adescare con il latte da parte della madre che si fonda la fiducia nell'avventura umana" come osa dirci Lella Ravasi. Se il corpo gravido delle Ma-donne vive la logica degli opposti, esprimendosi nel gioco di superfici scabre e nel potente rinvio al vuoto, i mezzi busti di Ma-donne-ormai madri recuperano la mistica della nascita nel turgore di forme che alludono a spezie, profumi, essenze di porti senza ormeggi. Tra le arcaiche Matres Matutae campane, statue mozzate, conservate nel Museo di Capua, che esprimono possesso senza dono, riducendosi a pietre senza sguardo e i riti contrapposti delle vergini Adonie, che negano la maternità, le creature di Maria Paola Amoretti assaporano le frontiere flessibili tra fertilità e sterilità, tra vita e morte, tra tempo ciclico e tempi multipli, tra terra e cielo. Vagando nello studio-laboratorio, vera e propria officina dei sensi, colpisce l'epistemologia della voragine che Maria Paola Amoretti delinea per le creazioni ad occhi chiusi, complete e significative "quando ti accorgi - come lei continua a ripetere - che tutto è finito". I volti di Eva, plasmati da mani senza spessore, aprono all'inquietudine di labbra su cui si imprime il sigillo della vita e dei suoi conflitti. La rassegna dell'artista che ha coraggiosamente unito Imperia a Milano, il gusto della salsedine alla placidità dei cortili che riposano nel grembo di austere dimore austro-ungariche, esplode in rapsodie di pensieri e versi di epoche, luoghi, donne e uomini differenti.
Graziella Arazzi
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Arcobaleno nel quotidiano (2018) · Collage tridimensionale di cartone e tessuto in cassetta di legno e plexiglas, cm 50x70.

Elementi presi, scelti a comporre un sistema di classificazione quotidiana, che modula l'ordinarietà dei suoi componenti riordinandoli seguendo le personali regole dell'emotività. Chiusa in quelle teche infatti c'è un po' della sua vita, il ricordo, assieme alla storia tramandata da anni di un poverismo fatto di regole elementari quanto i suoi mezzi comunicativi. Maria paola Amoretti colleziona forme, abbina texture, regola in sequenza rapporti cromatici. Meticolosa strappa alla società qualcosa che essa stessa ha prodotto. E che ha inesorabilmente deciso di abbandonare al proprio destino. Oltre quel vetro l'artista sviluppa un'inabilità di contatto che riabilita la funzionalità di ogni singolo pezzo: la sua valenza artistico-documentaristica d'ora in poi è un dato di fatto.
Dott.ssa Flavia Motolese · Critico d'Arte

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